La sicurezza informatica negli studi legali: minacce emergenti e contromisure nel contesto dell’intelligenza artificiale
In un’epoca in cui i dati rappresentano una delle risorse più preziose, la sicurezza informatica assume un ruolo centrale anche all’interno degli studi legali. Il crescente utilizzo dell’intelligenza artificiale (IA), sia come strumento di supporto sia, purtroppo, come veicolo d’attacco, impone agli avvocati nuove responsabilità e un aggiornamento costante. Questo articolo esamina i principali rischi informatici per il settore legale, con particolare attenzione agli attacchi basati sull’IA, analizzandone le tecniche e proponendo misure difensive concrete.
Gli avvocati, in quanto titolari del trattamento dei dati personali, sono pienamente soggetti agli obblighi del GDPR (Regolamento UE 2016/679). In particolare, l’art. 32 impone l’adozione di misure tecniche e organizzative adeguate per garantire la sicurezza del trattamento, mentre l’art. 33 prevede l’obbligo di notifica al Garante entro 72 ore in caso di violazione dei dati personali. L’inosservanza può comportare sanzioni fino a 20 milioni di euro o al 4% del fatturato annuo globale.
A livello deontologico, il Codice Forense impone all’avvocato obblighi specifici: l’art. 13 estende il dovere di segretezza anche alle comunicazioni digitali, l’art. 28 richiede l’adozione di tecnologie sicure, mentre l’art. 24 include l’aggiornamento tecnologico tra i doveri di formazione continua. Anche la giurisprudenza della Cassazione ha chiarito che la trascuratezza nella protezione dei dati configura una violazione del dovere di diligenza professionale.
Gli studi legali trattano informazioni ad altissimo valore strategico: strategie processuali, dati finanziari, segreti commerciali, proprietà intellettuale. Questi dati, se sottratti o compromessi, possono avere conseguenze devastanti sia per i clienti che per la reputazione dello studio.
A rendere vulnerabile il settore contribuiscono anche fattori strutturali: molti studi sono di piccole dimensioni, spesso privi di un responsabile informatico; la cultura cartacea è ancora diffusa e la transizione digitale è talvolta improvvisata o carente sotto il profilo della sicurezza. Inoltre, la doppia esposizione — verso il cliente e verso le autorità di controllo — rende ogni incidente informatico particolarmente rischioso.
Negli ultimi anni si è assistito a un’evoluzione radicale delle tecniche di attacco:
Ransomware mirati: attacchi selettivi in cui, oltre alla cifratura dei dati, viene minacciata la pubblicazione dei contenuti rubati (doppia estorsione). Gli studi legali sono bersagli ideali, con richieste di riscatto cresciute del 300% in due anni.
Spyware avanzati: infiltrazioni silenziose con funzioni di keylogging, cattura di screenshot, accesso remoto e furto selettivo di documenti. Le tecniche “living-off-the-land” sfruttano strumenti legittimi del sistema per evitare il rilevamento.
Data breach persistenti: secondo le statistiche, servono mediamente 212 giorni per scoprire una violazione. Le principali cause sono credenziali compromesse (48%), errori umani (27%) e vulnerabilità non risolte (25%).
L’intelligenza artificiale non solo potenzia la difesa informatica, ma è sempre più usata per perfezionare gli attacchi. Le tre minacce principali sono:
Deepfake: manipolazione visiva per impersonare colleghi o clienti in videochiamate. Gli attaccanti possono richiedere informazioni o autorizzazioni apparentemente legittime.
Voice spoofing: clonazione vocale, spesso basata su brevi campioni audio, per superare sistemi biometrici o ottenere trasferimenti finanziari.
Phishing generato con IA: email personalizzate che imitano perfettamente lo stile e i riferimenti dello studio legale, con richieste fraudolente altamente convincenti.
Queste tecniche rendono sempre più difficile distinguere le comunicazioni legittime da quelle malevole, soprattutto in situazioni di urgenza o pressione.
Il phishing ha subito un’evoluzione in tre fasi:
Fase tradizionale (2000-2010): email generiche con errori grammaticali e loghi imprecisi.
Spear phishing (2010-2020): messaggi mirati, con informazioni pubbliche sul destinatario e maggiore verosimiglianza.
Phishing potenziato dall’IA (2020-oggi): uso dell’IA per analizzare stili comunicativi, costruire narrazioni credibili e sincronizzare attacchi su più canali (email, telefono, messaggistica). Alcuni includono deepfake vocali e video per superare barriere psicologiche e tecnologiche.
Gran parte degli incidenti informatici deriva da comportamenti errati da parte degli utenti. Tra gli errori più frequenti:
Utilizzo di password deboli o ripetute su più servizi
Mancanza di blocco dei dispositivi quando incustoditi
Mancato aggiornamento dei software
Apertura di allegati sospetti o provenienti da fonti non verificate
Connessione a reti Wi-Fi pubbliche senza protezione
Uso improprio di dispositivi USB
Assenza di backup periodici
Una buona password deve essere lunga, complessa e non basata su dati personali. Meglio utilizzare frasi casuali o strumenti di generazione automatica. È fondamentale:
Non utilizzare la stessa password per più servizi
Cambiarle periodicamente
Non conservarle in chiaro (sì ai password manager)
Il tool gratuito di generazione password di Maat Legalpaperless:
Ogni volta che è possibile, è bene attivare l’autenticazione a due fattori: una barriera aggiuntiva che sfrutta un secondo canale (ad es. SMS o app di autenticazione).
Il sistema operativo, gli antivirus e i software legali devono essere costantemente aggiornati per correggere vulnerabilità conosciute.
I dati più importanti devono essere salvati su supporti affidabili o su cloud sicuri, con copie multiple conservate anche offline.
La formazione del personale è essenziale. Vanno simulate campagne di phishing, predisposte procedure di verifica interna e promossa una cultura della sicurezza.
La sicurezza informatica non è più un’opzione per lo studio legale, ma un preciso dovere deontologico e giuridico. Gli avvocati devono approcciare la cybersecurity con lo stesso rigore con cui trattano il diritto: aggiornandosi costantemente, adottando strumenti adeguati e proteggendo con cura il patrimonio informativo dei clienti.
In definitiva, un approccio prudente, sistematico e consapevole rappresenta la migliore strategia di difesa. Come ricordava Edmund Burke, “è meglio essere disprezzati per eccessiva prudenza che rovinati da una fiducia troppo cieca”.